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Breton: «Dagli extraprofitti fondi per le imprese. Il mercato elettrico? Va corretto» #adessonews

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L’intervista

di Francesca Basso13 set 2022

Breton (Industria): «Dagli extraprofitti fondi per le imprese. Il mercato elettrico? Va corretto»Breton (Industria): «Dagli extraprofitti fondi per le imprese. Il mercato elettrico? Va corretto» Thierry Breton

DALLA NOSTRA INVIATA
STRASBURGO – «Avremo sufficiente energia per passare l’inverno. È una buona notizia. Ma ora bisogna ridurre il prezzo». Il commissario Ue al Mercato interno Thierry Breton — il suo è un maxi portafoglio che include anche industria, difesa, digitale, cyber — parla al termine del Collegio dei Commissari che ieri ha adottato la proposta di regolamento del Consiglio che introduce misure d’emergenza per contenere i costi della bolletta elettrica esplosi a causa della corsa dei prezzi del gas. Breton mostra un «moderato ottimismo» sui mesi che ci attendono, gli stoccaggi «sono all’84%, abbiamo già superato l’obiettivo Ue dell’80% da raggiungere entro fine ottobre».

In che modo il regolamento che avete adottato aiuterà le famiglie e le imprese in difficoltà con la bolletta?
«Serve la volontà. Il mix energetico dipende dagli Stati membri. Per esempio la Germania nel 2011 ha scelto di uscire dal nucleare e di essere molto dipendente dal gas russo, la Francia ha optato per un mix energetico più basato sul nucleare, l’Italia ha deciso di abbandonare il nucleare e dipendere dal gas. Sappiamo che Vladimir Putin usa tutte le dipendenze con la Russia come un’arma. Ecco perché l’Ue e gli Stati membri hanno deciso di fare di tutto per eliminarle: lo stop al carbone russo è effettivo dal 14 agosto, quello al petrolio avverrà in modo graduale entro fine anno. Ma non abbiamo potuto farlo per il gas per la dipendenza di alcuni Paesi come la Germania e l’Italia, abbiamo lavorato sulla diversificazione delle forniture. E rendo omaggio all’Italia che ha sostituito rapidamente il gas russo con altre fonti di approvvigionamento, ora il consiglio è di accelerare sulle rinnovabili. Adesso si deve intervenire sui prezzi».

Come?
«Le compagnie energetiche in questo periodo hanno goduto di un effetto domino con dei profitti artificiali che non corrispondevano all’attività economica classica. Quindi la prima cosa è aiutare gli Stati membri a ridistribuire questi soldi alle famiglie e alle imprese, in particolare alle Pmi che hanno costi di produzione altissimi, per evitare che smettano di produrre perché non sono più competitive. Nessun Paese può incolpare l’Ue per l’energia perché è competenza al 100% degli Stati membri, noi possiamo solo aiutarli a fronteggiare questa situazione anche aumentando la solidarietà fra Stati».

Nei mesi passati la Commissione ha difeso le regole del mercato Ue dell’energia. Secondo alcuni assecondando gli interessi di alcuni Paesi a scapito di altri. Mi riferisco a Germania e Olanda. È così?
«Gli Stati membri nel 2013 all’unanimità hanno deciso di organizzare il mercato dell’interconnessione dell’elettricità fissando il prezzo in funzione del prezzo dell’ultimo entrante che produce l’elettricità (il più costoso, ndr) per fare in modo di avere sempre la disponibilità necessaria. Il meccanismo ha funzionato bene, 11 Paesi sono già interconnessi, ma è stato pensato prima della transizione verde e della guerra. Io sono tra coloro che pensano che vada rivisto. Bisogna però farsi le domande giuste: individuare le energie verdi e gli investimenti, intervenire in modo globale e disegnare un prezzo dell’elettricità che sarà per principio sganciato dal gas. Ma per questo ci vuole più tempo, qualche mese. Mentre è importante gestire immediatamente l’impatto sulle famiglie e le industrie, dando loro il denaro di cui hanno bisogno, che gli Stati prenderanno dal fondo creato dalle aziende pubbliche o private produttrici di elettricità».

Intanto però i cittadini dovranno ridurre i consumi.
«Sull’elettricità c’è la raccomandazione a fare attenzione al consumo, che è nell’interesse dei privati che sono quelli che pagano la bolletta. Poi c’è la gestione dei picchi della domanda di elettricità: gli Stati membri decideranno come ridurre il consumo attraverso incentivi finanziari ai cittadini e alle imprese, attraverso una riduzione della bolletta. Il taglio è del 5% e serve a evitare di usare energia da fonti fossili. È una raccomandazione temporanea che serve per passare l’inverno».

Un tetto al prezzo del gas è ancora in discussione. Quando presenterete la proposta come chiesto dal Consiglio straordinario energia la scorsa settimana?
«La presidente deciderà su questo. È un tema complicato, in economia mettere un tetto al prezzo non sempre ha funzionato. Ci sono più soluzioni allo studio. Il price cap sul gas russo non ha molto senso perché siamo riusciti a non dipendere quasi più da Mosca ma potremmo farlo. Poi c’è un tetto su tutto il metano importato via gasdotto, ma bisogna verificare la disponibilità del Sud Europa e del Nord come la Norvegia. Infine un tetto anche sul Gnl, ma ne importiamo molto e il mercato non va destabilizzato. Serve ancora qualche giorno per discutere con gli Stati la migliore soluzione in funzione delle specificità di ciascuno».

Cosa rischiano le imprese Ue questo inverno?
«Sono moderatamente ottimista. Abbiamo una strategia, la stiamo seguendo e sta avanzando. Dopo cinque mesi abbiamo più visibilità sulla nostra capacità di avere disponibilità di energia. Ora bisogna fare in modo che gli Stati usino i soldi degli extra profitti velocemente. Prolungheremo il quadro temporaneo degli aiuti di Stato per consentire ai governi di usare i soldi pubblici provenienti dalle compagnie energetiche per reimmetterli nelle industrie senza creare distorsioni alla concorrenza».

In cosa consiste il nuovo strumento dell’Ue per garantire il funzionamento del mercato unico in situazioni di emergenza?
«Il Single market emergency instrument è nato da quanto abbiamo imparato dalla pandemia e dalla guerra e ha l’obiettivo di mantenere aperte le nostre catene di approvvigionamento e garantire l’accesso ai beni essenziali. In tempi di crisi, gli Stati sono tentati di introdurre restrizioni al mercato unico. Hanno strumenti simili Stai Uniti, Giappone, Corea del Sud ma il nostro è meno coercitivo».

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

di Paolo Manazza e Luca Zuccala

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