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Istat: “La recessione si avvicina. Verso una frenata della produzione industriale” #adessonews

La recessione si avvicina e non basta vedere il segno più della produzione industriale di luglio per rinviare i timori di una frenata dell’economia. Il rallentamento è già in corso, ed è destinato ad appesantire le nuove stime sul Pil che il Mef sta mettendo a punto con la Nadef, la nota di aggiornamento del Def, attesa per il 27 settembre. Sulla scia di un’inflazione sempre più alta e dei costi energetici insostenibili, il confronto con il 2021 è virato in negativo e secondo l’Istat nei prossimi mesi assisteremo ad un “ridimensionamento dei ritmi produttivi”. Non solo: continua a calare soprattutto la produzione di beni di consumo, allarmando le associazioni di consumatori che ritengono sia la prova della difficoltà delle famiglie, costrette a risparmiare per pagare le bollette.

Nella nota sull’andamento dell’economia, aggiornata ad agosto, l’Istat segnala solo “un modesto rialzo congiunturale” per la produzione industriale di luglio (+0,4%). Mentre ad agosto “la fiducia delle imprese ha registrato un ulteriore calo”, ancora più preoccupante perché accentuato soprattutto nel manifatturiero, settore che traina l’economia italiana. Inoltre, il quadro internazionale resta molto teso: la crisi geopolitica che ha fatto schizzare i prezzi dei prodotti energetici continua a creare “elevati livelli di inflazione e di incertezza”. Per questo, secondo l’Istat, “le prospettive per i prossimi mesi mostrano un possibile ridimensionamento dei ritmi produttivi” .

Il rimbalzo post-pandemia sta quindi perdendo slancio, e le nuove stime del Mef dovranno tenerne conto. Rispetto a luglio 2021, la produzione industriale ha subito un calo dell’1,4%. E sebbene nei primi sette mesi del 2022 l’andamento sia in crescita (+1,3%), la frenata in corso è evidente se si guarda al dato del trimestre: nella media del periodo maggio-luglio diminuisce dell’1,6% rispetto ai tre mesi precedenti. Dati che preoccupano le associazioni di consumatori: il Codacons segnala come a calare siano soprattutto i beni di consumo (-0,7% a luglio, rispetto a giugno), con quelli durevoli che scendono addirittura dell’1,9% in un solo mese. Il sintomo che le famiglie stanno smettendo di comprare. Anche l’Unione nazionale dei consumatori fa i conti, dai quali emerge un quadro in netta caduta: nei dati corretti per gli effetti del calendario, al di là dello scontato +6,3% su luglio 2020, anno di piena pandemia, la produzione è inferiore sia rispetto a luglio 2019 (-2,5%),
che nel confronto con luglio 2018 (-3%).

Anche se l’Istat ha dovuto rivedere al rialzo il Pil del secondo trimestre (+1,1% invece di +1%), in «deciso aumento rispetto ai tre mesi precedenti spinto dal contributo positivo della domanda interna, la frenata dei prossimi mesi è ormai inevitabile. Gli investimenti, ad esempio, sono già in calo a +1,7%, dal +3,6% dei primi tre mesi del 2022. Qualche nota positiva arriva dalle aspettative sul fronte dell’inflazione: le attese di famiglie e imprese per i prossimi mesi indicano un possibile rallentamento della corsa dei prezzi, probabile effetto del doppio rialzo dei tassi d’interesse deciso dalla Bce a luglio e settembre. La stessa Bce ha qualche giorno fa rivisto le sue stime sul Pil dell’Eurozona: al rialzo per quest’anno (3,1% invece del 2,8% previsto a giugno) e in netto ribasso per il 2023 (0,9% invece di 2,1%). Anche le stime della Nadef dovranno ridimensionare la crescita del prossimo anno, che nel Def dello scorso aprile è vista al 2,4%. E’ possibile che venga aggiornato il solo quadro tendenziale, a legislazione vigente, e non quello programmatico che fotografa l’impatto delle nuove politiche che i governi mettono in campo con la manovra. La stesura della legge di Bilancio, almeno nelle intenzioni, sarà infatti demandata al prossimo governo.

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